Il testo per il Karaoke
DUNA
E guardo il mondo da un oblò,
ma è fermo un po’
Allora smonto per guardare dentro al motor
Per poi tirare le male-dizioni
Ma guarda che qui non ci son neanche i pistoni
Ma quante scarpe comprerò e consumerò
A spingere questa vettura, meglio un risciò
E un nuovo giorno è un nuovo problema
Perché il mio babbo non si è preso la TEMA
Duna!
Duna ti muovi solamente
quando tu sei in discesa
Pagamento agevolato, sei comunque una spesa
Solo a scendere in cantina
Consumi un deca di benzina, duna!
E’ tutta colpa della zingara, mi ha
fatto le carte
Poi mi disse "DUNA NERA" ti tocca per sorte
E corsi subito a comprarla
Ma bastò un’ora per odiarla, Duna!
La duna riesce anche da ferma a
capottar
Chi si vergogna la rinchiude dentro al garage
E chi poi dice che porta sfortuna
E si tocca le palle quando passa
una duna
La duna più di un auto è un mobile
Con quattro ante in rovere, sei immobile!
Vorrei conoscere poi l’ingegnere
Ti avrà disegnato con in mano un bicchiere
Duna!
Duna ti muovi solamente quando tu sei
in discesa
Pagamento agevolato, sei comunque una spesa
Solo a scendere in cantina
Consumi un deca di benzina,
Duna!
In te nessuno ha mai creduto, neanche
il concessionario
E’ più agile e scattante pure un dromedario
Lui che di gobbe ne ha sol una
Non comprerebbe mai la duna, duna!
Finale Fiordaliso
Non voglio mica la duna
Mi basta un po’ di fortuna
Andare a prender la Bruna, palparle la muna
E poi fare l’amor.
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Ode
alla Duna
di MICHELE SERRA
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Amo
la Duna, il ferro
lieve che la compone
le viti che rinserro
ogni nuova stagione
il panno sui sedili
bigio, incolore, pesto
e pochissimi fili
per ripararla presto.
Ecco la pia, la buona,
la macchina sbagliata
quella che stona
con l'epoca lanciata
l'aspetto lento, ottuso
ignaro della fretta
da distratto che ha eluso
la sfida maledetta
quella tra l'io represso
e l'accelerazione
che rende l'uomo ossesso
vittima del lampione.
Va piano, è mesta, tozza
e in questo sta il suo succo:
nemmeno vi si abbozza
l'astutissimo trucco
di trasformare in moda
la propria debolezza
con una strana coda
un buffo parabrezza:
non simula la Duna
alcuna stravaganza
non è mai stata a Poona
come la maggioranza
delle auto francesi
non occupa giornali
come quei vilipesi
trabiccoli orientali
che passarono il Muro.
Persino la retorica
utilitaria, il puro
rimbombo della lorica
vuota di ogni conforto
non le appartiene affatto:
ha il suo bravo supporto
di pirulini a scatto
gingilli ed accessori
e dotazoine varia
per restare al di fuori
della classe dei paria.
Il prezzo è alto, in spregio
al comodo pretesto
di avere almeno un pregio,
quello del basso costo.
La Duna è media, inetta
ad ogni distinzione
è ciò che non affetta
è ciò di cui dispone:
il nulla senza spicco
di cui non è nessuno
né povero né ricco
né folla né qualcuno
e solamente passa
nella pianura rasa
nella campagna bassa
scompare verso casa.
Tratto da: "Poetastro"
(poesie per incartare l'insalata)
edito da Feltrinelli |
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