|
Nascosti nell'aletta
parasole lato guida della Duna buonanima, insieme ad altre carte, sono
stati trovati dei documenti a dir poco sconvolgenti. Da questi abbiamo
potuto apprendere che la vita della Duna è stata difficile e spesso in
salita, dove spingere, credetemi, diventa davvero un'impresa!
11 luglio 2001. Per
molti una data come un'altra, ma quel giorno la Fi** in persona (non
possiamo dire di più perchè abbiamo le mani legate) inviò una
raccomandata con ricevuta di ritorno, che tra l'altro arrivò
stranamente puntuale, nella quale tra le molte cose si accusavano agli
autori del presente sito di usare toni "ingiustificatamente
denigratori" nei confronti della casa torinese.
Era successo che
alcuni giorni prima, proprio dalle pagine del sito era stata diffusa
la notizia che gli insuccessi della stazione spaziale MIR di
fabbricazione russa (noti anche ai bambini in età prescolare) non
fossero attribuibili alla sfiga, come si vociferava in giro, ma
dipendessero dal fatto che la citata stazione, in orbita intorno alla
luna, usasse un motore riciclato della Duna. (vedi)
La cosa provocò non
pochi disagi alla diplomazia dei due paesi (Mosca e Torino). Fu il
caos. I russi chiamarono subito l'Italia sulla linea rossa (a gettoni)
e si dissero indignati per quella che ritenevano una grossa
fregatura, visto che in effetti avevano ordinato, e pagato a 30, 60,
90, un motore che credevano della storica "Argenta".
I torinesi negavano
(in torinese) e davano la colpa al magazziniere siciliano, certo
Carmelo Papaleo. Si offrirono di inviare immediatamente (e gratis) un
container di biscotti Krumiri, ma i russi risposero che dei biscotti
non gli importava una sega e che non potevano negare più di tanto
perchè nel sito era pubblicata tanto di foto che ritraeva la stazione
orbitante collegata alla Duna che spingeva come poteva nello spazio
cosmico.
Insomma, fu un casino
totale. Gli avvocati scrissero agli autori del sito, gli autori del
sito che erano poveri cristi e non avevano soldi per pagare altri
avvocati appena saputo che "forse" poteva succedere qualcosa di
spiacevole per loro, fecero per bruciare la Duna, il sito e tutti i
computer con i quali avevano scritto quelle scemenze. Alla fine il
buon senso ebbe la meglio e senza troppi feriti sul campo, alzando gli
occhi al cielo da Mosca a Torino si videro scendere due
parole che
forse proprio la MIR aveva perso nel suo difficoltoso viaggio
interplanetario. Volteggiando nell'aria silenziosa nella notte,
improvvisamente si accesero, enormi, e furono visibili da tutti.
Dicevano: Satira -
Libertà. |