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Sabato 20 marzo 2004 la Fiat Duna color grigiotopo
metallizzato, se n’è andata.
La mia storia con lei iniziò nel mese di marzo 1988, quando,
rapito dalle sue forme e dall’accattivante
presentazione che il mensile “Quattroruote”, il più autorevole
in materia di automobili, ne aveva fatto sulle sue pagine, decisi che
doveva essere mia.
Era il 1988, dicevamo, e mentre Mino Reitano
a Sanremo si imponeva al pubblico con la canzone “Italia”, il Milan
di Sacchi vinceva il campionato. A Seoul avevano luogo le
XXIV Olimpiadi Mondiali e in un'altra parte del mondo lo scrittore
Salman Rushdie veniva messo a morte dall'ayatollah Khomeini
che piazza una taglia di 1,5 milioni di dollari sulla sua testa.
Achille Occhetto è eletto nuovo segretario del PCI e la Fiat
presenta la “Tipo”. L’anno successivo sarà eletta “auto dell’anno” ma
a passare alla storia sarà un altro avvenimento: la caduta del muro
di Berlino.
Qualche
difficoltà la ebbi immediatamente. Piccole cose s’intende. La frizione
che slitta mentre la macchina tenta di arrampicarsi lungo la rampa del
garage seminterrato del concessionario, e il venditore che continua a
regalarmi portachiavi, porta bollo adesivi e tappetini di moquette nel
vano disperato tentativo di distrarmi. I meccanici che con
disinvoltura spingono la vettura mentre elargiscono falsi sorrisi di
augurio e di compiacimento per il nuovo acquisto.
Rumori misteriosi provenienti dal vano motore, ectoplasmi, vapori,
allarmanti fluttuazioni del livello di carburante nel breve tragitto
che mi separa dalla scuola di mia figlia e lei che quando mi vede a
bordo della fiammante Duna si commuove e si commuove a tal punto che
continua a piangere con il volto nascosto nella carta della pizza fino
a che non giungiamo a casa e non smette che a tarda sera.
Poi negli anni a seguire, quanti amici mi ha dato la Duna!
Quasi tutti meccanici con i quali inizialmente non c’è stato un
rapporto molto cordiale. Quando il sabato mattina mi vedevano arrivare
in officina, mi evitavano, non volevano mai parlare con me.
Abbassavano in fretta i ponti elevatori e stavano delle ore sdraiati
sui loro carrellini da meccanici sotto le vetture in riparazione.
Quando qualche macchina veniva consegnata al legittimo proprietario,
allora il meccanico che vi stava acquattato sotto, cercava di corsa
un'altra vettura che lo proteggesse dando vita ad un insolito traffico
di carrelli e di meccanici che a pochi centimetri dal pavimento
sfrecciavano come razzi aiutandosi con i piedi e con le mani.
Tutto questo cessò stranamente con l’ultimo giorno di garanzia.
Dopo mi attendevano come un vecchio amico, mi trattavano come uno di
loro, mi inserivano nella lista delle colazioni di metà mattina e guai
a rifiutare! Mi accoglievano con grandi sorrisi e messo a parte di
segreti sui motori e sulle automobili che solo ai meccanici è dato di
sapere.
Qualsiasi rumore, qualsiasi difetto, qualsiasi anomalia fosse
riscontrata alla mia Duna e al suo perfetto motore, questa era da
considerare assolutamente normale in quanto immancabilmente riportata
in una circolare diramata direttamente dalla casa madre e che,
magicamente, veniva trovata in mezzo ad altre carte dopo pochi minuti
che io avessi lamentato quel particolare difetto. “Lo deve fare” – “E’
normale” – Mi veniva detto e mi presentavano la fattura da pagare per
il controllo eseguito.
Ma la vera svolta avvenne all’inizio del 1996, allorché
pensando alle incredibili potenzialità della rete Internet che
in Italia si stava diffondendo sempre più, mi venne in mente di
lanciare un messaggio a quello che consideravo in qualche modo il papà
della mia Duna e anche di tutta la fabbrica che l’aveva
lanciata sul mercato: l’Avvocato.
Pensai che un comune mortale come me non avesse nessuna speranza di
mettersi in contatto con un personaggio tanto importante, ma nulla mi
vietava di sperare che dal suo ufficio o dalla sua lussuosa residenza,
l’Avvocato si imbattesse nella mia disperata lettera affidata al WEB.
La scrissi di getto, registrai il dominio
www.fiatduna.com
, ci pubblicai il mio scritto intitolato appunto “Lettera
all’Avvocato” e rimasi a sperare che prima o poi qualcosa
accadesse.
Nella mia fantasia immaginavo che un giorno sarei stato contattato dai
vertici della
casa torinese e portato in trionfo davanti a tutti gli
operai e gli impiegati della fabbrica, perché loro la macchina
l’avevano disegnata e costruita, ma io me l’ero comprata, con tanto di
finanziamento Fiatsava e tagliandi, obbligatori e non, fatti
regolarmente. Ero stato gentile in fondo.
Come quando fai una torta o un ciambellone e ti viene male, ti sbagli
e metti il sale al posto dello zucchero, ti si abbassa nel forno e
diventa basso come una pizza margherita e disgustoso come una zuppa di
cozze dell’anno scorso, mica tutti sono disposti a mangiarlo!
Io non solo l’avevo fatto, ma l’avevo fatto con rassegnazione, con il
sorriso sulle labbra. Non ho mai ricevuto per questo nemmeno un buono
di benzina, una lettera di quelle che non si negano a nessuno che
iniziano con “Gentile Cliente, sappiamo che Lei possiede una Fiat Duna
e vorremmo invitarla alla presentazione della nuova vettura che Fiat
ha….” Nulla di tutto questo.
Poco dopo il
sito della Duna si arricchisce di uno scoop straordinario: la
terribile autovettura nasconde all’interno del vano motore un mistero
terribile. Può far sparire tutto quello che gli capita a tiro
ingoiandolo al suo interno. Una sorta di mini “Triangolo
delle Bermuda” individuato tra la calotta dello spinterogeno,
la batteria al piombo del tipo a strafrequente manutenzione, e la
candela del primo cilindro a destra.
E’ l’agosto del 1997 e la Duna viene vista ingoiare "sano
sano" un camionista tedesco che, sceso dal suo TIR, si apprestava a
dare soccorso ad una Duna in panne sull’autostrada e, avendone aperto
il cofano anteriore, armeggiava al suo interno con chiavi e
cacciaviti.
Nel mese di novembre dello stesso anno il giornalista
Gianluca Nicoletti, conduttore di
GOLEM,
la famosa rubrica di critica televisiva del GR1,
dedica un’intera
puntata del suo programma all’avvenimento e propone ai suoi
ascoltatori un forum dal titolo “Le
macchine hanno un anima?”.
Sul mistero (mai risolto) della Duna e del suo triangolo misterioso tornerà altre volte nelle
trasmissioni successive.
Tutto procede per
il meglio. Il sito si organizza con una
Webcam
che, posta all’interno dell’abitacolo della Duna, trasmette in tempo
reale la vita della mitica automobile. A grande richiesta viene
presentato il prototipo del Dunamodello
in scala 1:43 che nei progetti dovrebbe essere commercializzato dalla
BBurino e anche il
DUNApad,
il “tappetino per il mouse più brutto che c’è” che svolge la doppia
funzione di barometro di precisione.
Nel mese di luglio 2001 la Duna con il suo sito comincia a
preoccupare. Arriva una lettera di diffida da parte di uno studio
legale incaricato dalla casa torinese. Sono oltre trentasei avvocati
di grosso calibro (numero uguale a quello delle cambiali firmate per
l’acquisto della Duna) tutti contro fiatduna.com. Scatta un diabolico
meccanismo di interurbane e lettere raccomandate che si conclude senza
vittorie ne sconfitte da ambo le parti ma con la solenne promessa di
indicare sulla home page del sito che questo non ha alcuna attinenza
con la casa ufficiale ed è a solo scopo amatoriale. Dopo questa
doverosa quanto importante precisazione, in borsa le azioni della Fiat
cominciano a risalire, gli operai sono più contenti, non scioperano
più e i cruscotti digitali delle Tipo Digit riallineano i dati in modo
che la spia che segnala l’accensione dei fari non sia più in realtà
quella della riserva.
Viene incisa la canzone
DUNA che in formato Mp3
trova la massima
diffusione in Internet e concorre alla popolarità di Napster. La
canzone viene scaricata migliaia di volte e anche se non partecipa per
scelta a Sanremo gode in poco tempo della stessa popolarità che solo
canzoni del calibro di “Images” dei Beatles e di “Anima mia” dei
Cugini di Campagna possono dire di avere avuto.
Il 2002
è l’anno del più grande
Dunaraduno che mente umana possa mai ricordare. Il ritrovo
automobilistico intitolato alla Duna ma riservato alle auto “sfigate”
in genere è subito un successo. Giornali, radio e televisioni di tutta
la penisola si occupano in massa dell’avvenimento e il periodico
Focus attraverso un articolo studia il singolare fenomeno.
L’ultima sensazionale scoperta in piena crisi mondiale. Sembra che il
Presidente
Americano
Bush, informato che nella famosa fabbrica di automobili vengano
conservati i piani per
riattivare la catena di montaggio della Duna, chiederà
al Congresso l’appoggio per bombardare Torino. In una cronaca
ricca di particolari e di immagini fotografiche catturate dai
satelliti spia, la sconvolgente verità assume gli aspetti di un
fantascientifico romanzo dove sempre meno evidente appare il sottile
confine tra la realtà e la fantasia.
Una storia lunga sedici anni, quindi, che ha inizio in una
bella mattina di marzo 1988 presso un concessionario Fiat che
chiuderà per fallimento dopo pochi mesi (è documentabile) e si
conclude il alle 11:50 del 20 marzo 2004 presso un
centro di autodemolizioni laziale.
Forse per il fatto che esiste il cimitero delle auto, esisterà anche
un paradiso tutto per loro, dove immagino morbidi guanti di spugna,
accompagnati da celestiali musiche, accarezzare in un movimento senza
tempo lucenti carrozzerie e dove tutte le macchine sono affascinanti e
belle senza distinzione tra di loro.
Io non so dire se esiste un paradiso per le automobili. Non posso
nemmeno esser certo che esista un paradiso per gli uomini a dire il
vero, ma se esistessero, se fosse possibile, mi piacerebbe che i due
paradisi fossero vicini e che, se un giorno ci dovessi capitare,
potessi riconoscere tra tutte la mia cara vecchia Duna. Vi salirei a
bordo come ai bei tempi allora, e insieme percorreremmo le strade del
cielo nascosti in una nuvola.
Mi piace pensare che sia veramente così e che questo accada da sempre
nei cieli di tutto il mondo, ma che, come al solito, solo i bambini e
le persone con molta fantasia riescano a vederlo.
Per il momento addio. Mi mancherai. |