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Quello che non
avremmo mai voluto vedere, purtroppo è accaduto!
Il 21 marzo 2004 resterà una data storica nella storia automobilistica
italiana e non solo. A nulla è valso il successo della Ferrari di
Schumacher in Malesia, per riportare un po' di serenità ad un ambiente
così scosso, cui sarà difficile riprendersi dopo questa batosta.
La DUNA non è più con noi! Silenziosa, come un servitore fedele cui è
lecito chiedere tutto e di più, è uscita in punta di piedi, così come
era entrata.
Nulla lasciava presagire una fine così imminente anche se da tempo, la
vecchia DUNA aveva confidato ai suoi amici più cari di non ricordare
più dove si era parcheggiata la sera prima. "Non è nulla, vedrai" -
rispondevano gli amici facendosi forti. Poi appena la sagoma tozza
della vettura si allontanava lungo i viali, non riuscivano a
trattenere le lacrime.
Fuori è la solita vita: la primavera profumata, i ragazzini che
giocano al calcio, le donne al mercato e le ragazzine scapigliate con
la pancia fuori dei pantaloni, per il primo sole di stagione.
Niente isterie come quando morì la 500, niente commemorazioni
strazianti, per carità. Lo aveva detto lei: "Quando me ne andrò, sarà
solo una vecchia auto che muore" .
La Duna non era era una di quelle macchine che non si lasciava andare
ai sentimenti. Era una di quelle "regine" che si lasciano toccare: si
metteva in fila ai semafori e guai a suonare se un automobilista, lì
davanti, tardasse a ripartire.
Se non temessimo di sconfinare nella retorica potremmo dire che sono
sempre i migliori che se ne vanno.
Ci mancheranno i suoi ingolfamenti quando più avevamo fretta di
raggiungere una meta, il rumore dell'ingranaggio delle marce quando
s'innestava la retromarcia (a proposito ce l'aveva, ma era così
discreta che neanche te ne accorgevi) il rumore delle sue ruote,
sempre troppo lisce, quando passavano sul bagnato e il suo incredibile
profumo di cannella.
Abbiamo imparato ad amare la DUNA per tanti anni, ora impareremo ad
amare anche la sua assenza.
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